ISSN 2039-1676

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19 dicembre 2016 |

Il principio di prevedibilità della decisione giudiziale in materia penale

Il presente contributo costituisce la relazione – ampliata, aggiornata e corredata di note – presentata dall’A. al convegno annuale dell’Associazione dei Professori di diritto penale svoltosi presso l’Università Federico II di Napoli il 7 e 8 novembre 2014. Il lavoro è ora pubblicato nel volume C.E. Paliero, S. Moccia, G,A. De Francesco, G. Insolera, M. Pelissero, R. Rampioni e L. Risicato (a cura di), La crisi della legalità. Il “sistema vivente delle fonti penali”, ESI, Napoli, 2016, che raccoglie gli atti del convegno. Diritto penale contemporaneo, e l’A. personalmente, ringraziano i curatori del volume e l’editore per avere consentito alla sua pubblicazione anche su questa Rivista.

 

Abstract. La recente giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo ha stimolato presso la dottrina penalistica una rimeditazione del principio di prevedibilità della decisione giudiziale, assunto da quella giurisprudenza quale contenuto fondamentale della stessa garanzia del nullum crimen. Questo contributo analizza fisionomia e corollari del principio, soffermandosi poi sui suoi fondamenti normativi, anche a livello costituzionale; e si chiede quindi quale sia il ruolo rispettivo del legislatore, del giudice comune e della Corte costituzionale nella concreta attuazione del principio nell’ordinamento penale, sottolineando in particolare come anche in un ordinamento di civil law come quello italiano gravi su ogni giudice comune – di legittimità, ma anche di merito – il dovere non solo di rendere giustizia nel caso concreto, ma anche di rafforzare e comunque di non frustrare, attraverso le proprie decisioni, la prevedibilità delle future decisioni di casi simili da parte di altri giudici. E ciò, da un lato, attraverso l’enunciazione in forma chiara e precisa – e per ciò stesso generalizzabile – della ratio decidendi che sostiene la soluzione di questioni nuove; dall’altro, attraverso il tendenziale vincolo del giudice alle soluzioni offerte dalla giurisprudenza consolidata, laddove esistente, a meno che non sussistano cogenti ragioni che militino in senso contrario.

 

SOMMARIO: 1. Habent sua sidera lites? – 2. Fisionomia e corollari del principio. – 3. La ratio e i fondamenti normativi del principio. – 3.1. Il principio di legalità in materia penale (art. 25, co. 2, Cost.) – 3.2. Il principio di colpevolezza (art. 27, co. 1 e 3, Cost.). – 3.3. Il nullum crimen, nulla poena sine lege in prospettiva europea. – 3.4. Il principio di eguaglianza (art. 3 Cost.). – 3.5. Il fascio di interessi costituzionali sottesi a una corretta (ed efficiente) amministrazione della giustizia penale (artt. 24 co. 2, 25 co. 2, 81, 111, 112 Cost.). – 4. Il ruolo del legislatore. – 5. Il ruolo dei giudici comuni. – 5.1. Alcune premesse di teoria generale sul ruolo normativo della giurisprudenza. – 5.2. Prevedibilità della decisione giudiziale e qualità delle regole di giudizio elaborate dalla giurisprudenza. – 5.3. Prevedibilità della decisione giudiziale e questioni già decise dalla giurisprudenza della Cassazione. – 5.4. Due possibili obiezioni, e altrettante repliche. – 6. Infine, il ruolo della Corte costituzionale. – 7. Una nota conclusiva.