ISSN 2039-1676

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14 novembre 2016 |

La confisca 'condizionalmente sospesa' in caso di impegno a pagare il debito tributario e la permanenza del sequestro preventivo anche dopo la condanna

Nota a Cass. pen., sez. III, 13 luglio 2016 (dep. 7 ottobre 2016), n. 42470, pres. G. Andreazza, est. C. Arnoldi

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Abstract. Con la sentenza in commento, la III sezione penale della Corte di Cassazione affronta e risolve diversi problemi interpretativi legati alla confisca di cui all’art. 12-bis d.lgs. 74/2000, disposizione introdotta con la riforma che, lo scorso anno, ha apportato all’interno del sistema penaltributario rilevanti modifiche che ne hanno accentuato la propensione al soddisfacimento degli interessi patrimoniali dello Stato. Ripercorrendo i passaggi argomentativi della pronuncia, il presente contributo si concentra sugli effetti che un impegno a pagare il debito tributario, seppur ‘rafforzato’ da garanzie reali, (non) può avere sul sequestro preventivo finalizzato alla confisca e sulla capacità dell’impresa a far fronte alle obbligazioni assunte.

 

SOMMARIO: 1. Premessa: il volto, sempre più scoperto, del sistema penaltributario. – 2. La vicenda da cui prende origine la sentenza. – 3. La decisione della Corte. – 4. Le motivazioni della pronuncia: a) il concetto di “impegno” a versare all’erario. – 5. Segue: b) il concetto di “inoperatività” della confisca e gli effetti sul sequestro. – 6. Segue: c) l’irrilevanza delle garanzie extra-penali che ‘rafforzano’ l’impegno. – 7. Segue: d) gli effetti del sequestro sulla concreta possibilità di adempiere agli obblighi assunti dall’imprenditore. – 8. Una riflessione conclusiva. In particolare, sul pericolo di asfissia dell’impresa a causa del sequestro preventivo.