ISSN 2039-1676

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20 ottobre 2015 |

F. Cerqua, Cautele interdittive e rito penale. Uno studio sulle alternative ai modelli coercitivi personali

Recensione

 

Per accedere alla scheda del volume, pubblicato nella Collana "Scienze penalistiche e Criminologia", diretta da Raffaele Bianchetti, Giuseppe Gennari, Luca Lupària e Francesco Viganò, clicca qui.

 

Con il suo lavoro monografico - secondo volume della Collana "Scienze penalistiche e criminologia", pubblicato per Maggioli Editore - Federico Cerqua affronta il tema dell'interdizione cautelare penale, nella prospettiva della ricerca di spazi alternativi ai tradizionali moduli di coercizione personale.

In effetti, l'analisi degli strumenti cautelari occupa un posto sempre più centrale all'interno del dibattito processuale penale, per la necessità di individuare un punto di equilibrio tra il principio d'inviolabilità della libertà personale, ex art. 13 Cost., e la tutela degli obiettivi del processo.

In tale contesto, fecondi spunti di ricerca sono forniti dalle fonti sovranazionali: in primo luogo, la Decisione Quadro 2009/823/GAI, sull'applicazione del principio di reciproco riconoscimento delle decisioni sulle misure alternative alla detenzione cautelare, ha comportato l'ampliamento, da parte del legislatore interno, del ventaglio degli strumenti di cautela diretti a introdurre mezzi meno afflittivi rispetto alla detenzione in carcere.

Un secondo profilo di ripensamento del sistema cautelare, poi, è stato fornito dalla nota sentenza Torreggiani, che ha imposto così al legislatore interno, come agli operatori, di ripensare la disciplina cautelare riconoscendo la primazia del principio di inviolabilità della libertà umana.

La compressione della libertà personale, dunque, si sottolinea nel Volume, può avvenire solamente in una serie limitata di casi, che costituiscono eccezione alla regola di un imputato che attende e partecipa libero al proprio giudizio. Del resto, solo il contenimento del numero di persone che attendono il giudizio, pur essendo ristrette nella libertà, potrà consentire di riportare la detenzione nell'alveo dell'art. 3 CEDU e, naturalmente, dell'art. 27 Cost.

La ricostruzione del quadrante normativo entro cui iscrivere gli strumenti di interdizione cautelare viene completato nell'Opera attraverso l'esame dei numerosi interventi legislativi che hanno segnato l'ultimo biennio: dalle previsioni del d.l. 1° luglio 2013, n. 78, convertito con modificazioni dalla l. 9 agosto 2013, n. 94, recante «Disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena», al d.l. 23 dicembre 2013, n. 146, convertito con modificazioni in l. 21 febbraio 2014, n. 10, con cui è stata regolata la discrezionalità del giudice procedente nella prescrizione di particolari modalità di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici; alla rimodulazione dell'art. 275, comma 2-bis, c.p.p., da parte dell'art. 8 d.l. 26 giugno 2014, n. 92; sino al recentissimo allineamento del settore cautelare alle direttrici indicate dalla Corte EDU, completato dalla l. 16 aprile 2015, n. 47, con cui il legislatore ha ripensato talune centrali previsioni del rito de libertate.

Nel lavoro di approfondimento dei recenti interventi legislativi sul terreno cautelare, l'Autore rimarca il particolare interessamento del legislatore del 2015 per i mezzi di interdizione, dimostrato dall'estensione dei relativi termini di durata, nonché dal maquillage dell'interrogatorio anticipato, ex art. 289 c.p.p.

Ne emerge la percezione di un sistema interdittivo in grado di superare definitivamente ogni incostituzionale logica di anticipazione della pena, e idoneo a rappresentare una notevole apertura sul piano delle cautele processuali, il cui diametro operativo merita di essere oggetto di attento approfondimento.

Il Volume, poi, esplora le possibili connessioni con il sistema cautelare interdittivo pensato per gli enti e le società dal d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231: un corpus normativo in cui il sistema cautelare - come dimostra la possente architettura normativa dedicata alle relative misure (Sezione IV, artt. 45-51) - ha da sempre un ruolo primario.

L'ultimo capitolo del Volume, quindi, è teso a verificare la prospettiva di una proficua interazione tra i moduli cautelari previsti rispettivamente dal codice di rito penale e dal processo alle società.

Le linee portanti della ricerca appaiono, in definitiva, due: se il ricorso alla strategia cautelare interdittiva, nei confronti delle persone fisiche, incidendo su beni giuridici diversi dalla libertà personale, potrebbe consentire un minore impatto della cautela sulla libertà dell'interessato, d'altro canto, nel procedimento de societate, pur nel rispetto dell'art. 27 Cost., il sistema cautelare sembra orientarsi verso una funzione strumentale all'accertamento della responsabilità dell'ente.

La riscoperta e la valorizzazione degli strumenti interdittivi, comunque, sembrano andare nel senso di un incremento della razionalità del sistema cautelare, nel rispetto della Carta costituzionale e dei valori tutelati dalla Corte Europea dei diritti umani, che con crescente forza invitano il legislatore nazionale a servirsi, all'occorrenza, di misure alternative alla detenzione.