ISSN 2039-1676

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14 settembre 2015 |

Disapplicare le norme vigenti sulla prescrizione nelle frodi in materia di IVA? Primato del diritto UE e nullum crimen sine lege in una importante sentenza della Corte di giustizia

Editoriale

 

Ci risiamo: la disciplina italiana della prescrizione del reato, che il nostro legislatore proprio non riesce a riformare, torna sul banco degli imputati in Europa. Dopo la brutta pagina della sentenza Cestaro dell'aprile scorso, con cui la Corte di Strasburgo ha condannato l'Italia per avere lasciato prescrivere i delitti commessi dai responsabili delle nostre forze dell'ordine in occasione dei fatti della scuola Diaz a margine del G8 di Genova del 2001, ora è la volta della Corte di Lussemburgo che denuncia l'insostenibilità della disciplina vigente della prescrizione (e in particolare la previsione di un termine massimo pur in presenza di atti interruttivi) nella misura in cui tale meccanismo determina in pratica la sistematica impunità delle frodi in materia di IVA, lasciando così senza tutela adeguata gli interessi finanziari non solo dell'erario italiano, ma anche - ed è quanto importa ai giudici europei - quelli dell'Unione. In entrambi i casi, la disciplina italiana della prescrizione è stata giudicata incompatibile con obblighi europei di tutela penale: il cui contenuto notoriamente non si esaurisce soltanto nella previsione astratta di norme incriminatrici, ma si estende altresì all'applicazione nel caso concreto delle pene da esse previste nel caso di violazione. Rispetto però al precedente rappresentato dal caso Cestaro, in cui veniva in considerazione la violazione di obblighi di tutela penale derivati dalla Convenzione europea (e dunque da una fonte internazionale che non può determinare, per il giudice italiano, alcun obbligo di disapplicazione della norma interna contrastante), le conseguenze della nuova pronuncia per l'ordinamento italiano si profilano questa volta assai più incisive, in ragione del principio del primato del diritto UE rispetto a quello nazionale (compreso lo stesso diritto penale). In estrema sintesi, la Corte di giustizia afferma ora l'obbligo per il giudice penale italiano di disapplicare il combinato disposto degli artt. 160 e 161 c.p. nella misura in cui egli ritenga che tale normativa - fissando un limite massimo al corso della prescrizione, pur in presenza di atti interruttivi, pari di regola al termine prescrizionale ordinario più un quarto - impedisce allo Stato italiano di adempiere agli obblighi di tutela effettiva degli interessi finanziari dell'Unione imposti dall'art. 325 del Trattato sul funzionamento dell'Unione (TFUE). In buona sostanza, il giudice avrà in tal caso l'obbligo - discendente direttamente dal diritto dell'Unione - di condannare l'imputato ritenuto colpevole dei reati ascrittigli, nonostante l'intervenuto decorso del termine prescrizionale calcolato sulla base degli artt. 160 e 161 c.p. [...]

 

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SOMMARIO: 1. I nodi fondamentali. - 2. Il caso di specie e la questione pregiudiziale. - 3. Le conclusioni dell'Avvocato generale. - 4. La decisione della Corte. - 5. Sull'esatta delimitazione degli obblighi imposti dalla Corte al giudice penale italiano. - 6. Prescrizione e nullum crimen sine lege dal punto di vista del diritto europeo e dal punto di vista del diritto italiano. - 7. (Segue): l'art. 25 co. 2 Cost. come 'controlimite'? Scenari di possibili conflitti tra ordinamento italiano e ordinamento UE. - 8. Note conclusive.