ISSN 2039-1676

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14 aprile 2014 |

Verso la fine del dolo eventuale? (salvaguardando, in itinere, la formula di Frank)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo nuovo ed autorevole contributo che si aggiunge alla schiera dei lavori pubblicati di ricente sulla nostra Rivista (ed elencati nella colonna qui a fianco a destra) sulla delicatissima questione della definizione del dolo eventuale, sulla quale saranno chiamate prestissimo a pronunziarsi le Sezioni Unite in relazione alla nota vicenda "Thyssenkrupp" (clicca qui per accedere alla notizia da noi a suo tempo pubblicata, con qualche maggiore dettaglio sul provvedimento di rimessione).

 

Il presente contributo è ora pubblicato nel n. 1/2014 della nostra Rivista trimestrale. Clicca qui per accedervi.

SOMMARIO: 1. Risulta davvero necessaria la categoria del dolo eventuale? - 2. Il contesto comportamentale oggettivo cui è riferita l'applicabilità del dolo eventuale e la differenza strutturale tra la causazione di un evento voluto o non voluto. - 3. L'esiguità dei casi in cui si configura un livello elevato del rischio riferibile ex ante alla causazione di un evento non voluto. - 4. I presupposti situazionali di utilizzazione effettiva del dolo eventuale e le relative contraddizioni. - 5. Le perplessità che investono la nozione del dolo eventuale, in rapporto agli stessi presupposti oggettivi in presenza dei quali s'è fatto ad essa ricorso (con alcune indicazioni alternative). - 6. Il sussistere di un unico stato psicologico distinguibile dal dolo intenzionale e dalla colpa cosciente. - 7. L'irrinunciabilità, finché si dia il dolo eventuale, della formula di Frank. - 8. La tenuta della formula di Frank dinnanzi ai suoi critici. - 9. Sintesi.