ISSN 2039-1676

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7 gennaio 2014 |

Si riparte: buon anno! (il quarto con noi)

Editoriale

Dopo l'Epifania, che "tutte le feste porta via", torna Diritto Penale Contemporaneo, puntuale come un orologio svizzero (o quasi), con le sue pubblicazioni quotidiane, la sua newsletter settimanale e la sua Rivista trimestrale (a giorni pubblicheremo il n. 4/2013). Il nuovo anno, che auguriamo ai nostri sempre più numerosi e affezionati lettori sereno e ricco di soddisfazioni, è il quarto anno di vita della nostra Rivista, pubblicata a partire dal 1° novembre 2010. Ed è un anno che si apre, sul fronte dell'attività legislativa, con l'ennesimo intervento emergenziale volto a fronteggiare il sempre più drammatico problema del sovraffollamento carcerario. Pochi giorni dopo i nostri primi vagiti, nel 2010, pubblicammo un articolato commento (di Sara Turchetti) alla prima delle c.d. leggi svuota-carceri susseguitesi in questi anni (la l. 26 novembre 2010, n. 199). Riprendiamo le pubblicazioni, nel 2014, con una prima lettura (di Angela Della Bella) dell'ultimo - ennesimo - provvedimento emergenziale in materia carceraria, pubblicato in prossimità della vigilia di Natale: il d.l. 23 dicembre 2014, n. 146. Siamo insomma testimoni, nel nostro piccolo, di quanto è sotto gli occhi di tutti e, opportunamente, è stato denunciato dal Presidente Napolitano a più riprese, da ultimo nel suo ultimo messaggio di fine anno: la persistenza, ormai cronica, di un problema cruciale del nostro sistema sanzionatorio, che determina, quotidianamente, "la negazione di diritti fondamentali a migliaia di detenuti nelle carceri più sovraffollate e degradate" (per non dire poi dell'analoga e anzi ancor più deteriore condizione degli internati negli ospedali psichiatrici giudiziari - istituti, si spera, sul viale del tramonto - e degli extracomunitari reclusi nei C.I.E.). L'augurio più sincero, da parte di noi che osserviamo e viviamo il diritto penale contemporaneo, senza sottrarci a doverose battaglie di civilità, è che l'anno appena iniziato possa rappresentare una tappa quanto meno fondamentale, se non decisiva, nella direzione della definitiva soluzione di un problema esiziale per la 'giustizia' penale, mettendo in discussione la legittimazione stessa di un sistema punitivo che comporta negazione di diritti umani.