ISSN 2039-1676

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carcere e dintorni


Nel 2013 l’Italia veniva condannata dalla Corte di Strasburgo in relazione all’insostenibile sovraffollamento delle nostre carceri, giudicato in contrasto con il diritto dei detenuti a non subire pene e trattamenti “inumani o degradanti”. A distanza di oltre tre anni da quella pronuncia, la situazione è certamente migliorata, anche grazie a una serie di interventi legislativi che hanno consentito l’uscita dal carcere di un numero cospicuo di detenuti; ma la popolazione carceraria appare ora nuovamente in crescita, sì da far presagire un prossimo riproporsi del problema, in assenza di interventi strutturali che affrontino alla radice le sue cause. Soprattutto, e più in profondità, sarebbe tempo di ripensare funditus alla realtà della pena detentiva e delle misure alternative, nonché alla effettiva praticabilità di pene diverse da quelle detentive – a cominciare dalla rivitalizzazione della pena pecuniaria, incomprensibilmente considerata nel nostro paese come una sorta di inutile orpello, quando l’esperienza comparata ci testimonia invece la sua persistente vitalità, sino a giungere alle “sanzioni di comunità” e alla stessa giustizia riparativa. Temi, tutti, sui quali si gioca l’identità del sistema penale in un dato ordinamento e in un dato contesto storico.